Grazie a una flottiglia che esibisce la testa di moro, Paoli impegna la guerra sul mare contro Genova

1760-1768 Il generale ordina di dare la caccia a ogni imbarcazione che naviga sotto bandiera genovese, una strategia offensiva destinata a rovinare il commercio della Repubblica. In questa guerra, naturalmente, le imbarcazioni più piccole si rivelano molto operative.

L’inizio della guerra navale

Il 20 maggio 1760, durante una consulta tenutasi a Casinca, Paoli decide di combattere i Genovesi non solo a terra, ma anche sul mare. Questo progetto ambizioso non sarebbe andato a buon fine senza il controllo del Capo Corso, difeso ferocemente dai Genovesi. In un manifesto, Paoli autorizza tutti i bastimenti a partecipare alla guerra contro Genova sotto la bandiera con la testa di moro.

Guadagnando terreno nel Capo Corso, egli si impadronisce di numerose località tenute dal nemico, tra cui, strategicamente, il porto di Macinaggio, da cui partirà nel 1767 una flottiglia con la testa di moro. Conquistando l’isola di Capraia, Paoli provoca un effetto di sbigottimento tra i Genovesi. “Il generale” è convinto che il futuro della Corsica sia sul mare, dominio privilegiato della Repubblica, che intende combattere grazie a battelli costruiti nei cantieri navali del Capo Corso.

Organizzazione e sviluppo

Nel disegno di Paoli, la marina non è destinata solo a un ruolo difensivo, ma deve passare all’offensiva per rovinare il commercio genovese. Ne è testimone lo xebec (sciabecco) che il Gran Maestro di Malta aveva offerto al generale Paoli, che egli aveva armato per la corsa sotto il comando di Jean-Baptiste Perez.

Assicurando la formazione degli equipaggi, il Capo Corso sviluppa i cantieri navali a Centuri e Farinole. Tuttavia, la creazione di una marina non sarà senza difficoltà. Il 14 novembre 1761, il generale indica che dispone di “quattro corsari in mare” ai quali bisogna aggiungere la dozzina di navi armate in corsa da privati.

Nei cantieri navali di Centuri, degli artigiani napoletani si occupano della costruzione di una mezza galea di 11 pezzi d’artiglieria con un equipaggio di 80 uomini comandata da Sébastien Piccioni. La sua esistenza fu breve poiché, dopo un naufragio di 30 rami, fu messa in costruzione una nave armata con artiglieria più potente.

1767: Paoli si impadronisce di Capraia dopo tre mesi di assedio

Da Rogliano, dove si trova, Paoli segue l’evoluzione dell’assedio di Capraia. Dal 19 febbraio 1767, le truppe di Achille Murati campano sotto la fortezza, tanto che la flotta genovese gira intorno all’isola senza riuscire a sbarazzarsene. Il 9 maggio, il generale Pinelli, al comando di galee da La Spezia, invia due galee, la Raggia e la San Giorgio e diversi pinques (pinchi) per sorvegliare gli accessi e impedire il rifornimento dei Paolisti da Macinaggio.

Gli assalitori moltiplicano le trincee e le fortificazioni. Il 10 maggio sera, due segnali di fumo si levano dalla fortezza. De Marchi, che invia una scialuppa per conoscere le intenzioni degli assediati, raccoglie sette colpi di cannone. Il piano iniziale di sbarco presentato a Genova ha poche possibilità di riuscire. Il 28 maggio, i Genovesi raggruppati a Portoferraio tentano un colpo importante sul Capo di Capraia, ma è troppo tardi. Poiché, vedendo arrivare alcun soccorso, il commissario Ottone, dopo consultazione con i suoi ufficiali, ha deciso di capitolare.

Paoli autorizza l’evacuazione delle truppe genovesi con i loro viveri sufficienti, vietando al commissario Ottone e alla sua guarnigione di portare con sé le armi durante una durata di un anno “contro la Nazione Corse sotto pena dell’applicazione delle leggi militari”. Così, dopo tre mesi di assedio, i Genovesi perdono Capraia. È una vittoria eclatante come l’indica lo storico Roberto Moresco: “Dalla storia dell’isola di Capraia, la presa dell’isola per le Corsi di Pasquale Paoli è l’episodio che conosce il più di risonanza a livello internazionale, illustrando la sfida di una piccola nazione, la Corsica, verso un potente ‘oppressore’, la Repubblica di Genova”. Paoli confida il comando di Capraia ad Antonio Gentile, con una forza di 150 uomini, tutti Corsi. Ma un anno più tardi, la donna Capraia deve ritornare ai Genovesi in virtù del trattato di Versailles firmato il 15 maggio 1768, con il quale Genova cede i suoi diritti sulla Corsica alla Francia.

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